— Roy Fielding (quoted in Serendipitous Reuse)
È da un po’ di anni che voglio dirlo. Per una serie di motivi, che non spiegherò, lo faccio oggi.
Matrix è una boiata pazzesca.
Ecco. L’ho detto.
As long as you don’t shut them, you won’t know if you still need them."
— Makori J. Mitsuyashi, «Metaphors for a rainy world» (apocryphal quote)
| maxim: | comunque, da un po' di tempo non pranzo più con i colleghi |
| frala82: | ah, come mai? |
| maxim: | è una questione di mobbing |
| frala82: | vuoi dire che i colleghi ti stanno facendo mobbing? |
| maxim: | no, sono io che faccio mobbing a loro |
I have butterflies in my stomach. Anyone know a good pest control product?
Franco Battiato - Gli uccelli (Verona 1982)
(Quella sera all’Arena tra il pubblico c’ero anch’io. Un po’ più giovane di oggi, e un po’ meno confuso. Poi passarono gli anni, e una sera quasi per caso mi ritrovai di nuovo a un suo concerto. A Milano. Stesso periodo dell’anno. 20 anni dopo.)
Questa sera tornando dall’ufficio ho incontrato un tizio che pensavo di conoscere.
Lo scorgo sull’altro lato della strada, e subito penso di riconoscerlo. Quando i nostri sguardi si incrociano, il suo volto si illumina, e lui mi urla un affettuosissimo “ciao!” prima ancora che io attraversi. Lo raggiungo e ricambio il saluto con un moto di affetto spontaneo, che io stesso trovo insolito per le mie abitudini. Insolito, e quasi imbarazzante.
“Come stai?”, mi chiede. “Non c’è male.”, rispondo, “Però in aprile mi sono fatto male a una caviglia andando sullo snowboard, e ancora un po’ mi duole. E poi, sai, a causa dell’incidente non ho potuto partecipare allo spettacolo…”
“Quale spettacolo?”
“Lo spettacolo del…”, e faccio un gesto vago con la mano, come per indicare un luogo lì vicino. Mi assale un dubbio. Dissimulo il disagio.
“Senti, ma come sta Rosanna?”, gli chiedo. “Rosanna chi?”, risponde.
“Ah, no, che sciocco”, dico, compiacendomi della mia prontezza di spirito, “tu Rosanna non l’hai conosciuta. Peccato, ti sarebbe piaciuta.”
Per qualche minuto si parla del più e del meno. (“Ma chi sei? Accidenti. L’unica cosa che so con certezza è che non sei l’unica persona a cui assomigli. Dì qualcosa per cui ti possa riconoscere.” Niente.)
Mi chiede se ho rivisto i ragazzi di Trieste. Gli dico di no, anche perché non conosco proprio nessuno a Trieste.
Poi, improvvisamente, abbiamo entrambi fretta di riprendere le nostre strade, e ci salutiamo. Senza indugio, ma sempre molto affettuosamente.
“Buona fortuna.”
“Anche a te”, gli rispondo.
| Una tipa: | Saliamo sul secondo o sul terzo vagone, va bene? |
| L'amica: | Come vuoi. Ma perché? |
| La tipa: | Ho letto che in caso di incidente il primo e l'ultimo vagone sono quelli ch... |
| L'amica: | Sì, sì, ho capito, ok. |
— Moshe J. MacNamara (apocryphal quote)
| Gaia: | Avete presente quel racconto di fantascienza in cui un tizio si risveglia da un lunghissimo coma e scopre di essere ormai l'unica persona capace di fare i calcoli a mente? |
| Max: | No, però mi hai appena dato l'idea per un racconto... |
| Gaia: | Cioè? |
| Max: | Un tizio si risveglia da un lunghissimo coma e scopre di essere l'unico sulla terra in grado di orientarsi senza usare un navigatore GPS. |
