ciao ciao, Mr. Boh
Questa sera tornando dall’ufficio ho incontrato un tizio che pensavo di conoscere.
Lo scorgo sull’altro lato della strada, e subito penso di riconoscerlo. Quando i nostri sguardi si incrociano, il suo volto si illumina, e lui mi urla un affettuosissimo “ciao!” prima ancora che io attraversi. Lo raggiungo e ricambio il saluto con un moto di affetto spontaneo, che io stesso trovo insolito per le mie abitudini. Insolito, e quasi imbarazzante.
“Come stai?”, mi chiede. “Non c’è male.”, rispondo, “Però in aprile mi sono fatto male a una caviglia andando sullo snowboard, e ancora un po’ mi duole. E poi, sai, a causa dell’incidente non ho potuto partecipare allo spettacolo…”
“Quale spettacolo?”
“Lo spettacolo del…”, e faccio un gesto vago con la mano, come per indicare un luogo lì vicino. Mi assale un dubbio. Dissimulo il disagio.
“Senti, ma come sta Rosanna?”, gli chiedo. “Rosanna chi?”, risponde.
“Ah, no, che sciocco”, dico, compiacendomi della mia prontezza di spirito, “tu Rosanna non l’hai conosciuta. Peccato, ti sarebbe piaciuta.”
Per qualche minuto si parla del più e del meno. (“Ma chi sei? Accidenti. L’unica cosa che so con certezza è che non sei l’unica persona a cui assomigli. Dì qualcosa per cui ti possa riconoscere.” Niente.)
Mi chiede se ho rivisto i ragazzi di Trieste. Gli dico di no, anche perché non conosco proprio nessuno a Trieste.
Poi, improvvisamente, abbiamo entrambi fretta di riprendere le nostre strade, e ci salutiamo. Senza indugio, ma sempre molto affettuosamente.
“Buona fortuna.”
“Anche a te”, gli rispondo.